Ho sempre pensato alla matematica come una scienza precisa; mi piace perché ha una logica e dei risultati netti, o giusto o sbagliato, non ci sono indecisioni, niente ambiguità, tutto è chiaro, talvolta complicato ma in ogni caso RISOLVIBILE.
Vorrei credere che la vita possa essere come quella linea, continua e piena fino alla “fine”. Se ne conosce il punto di arrivo ma cosa ci sta nel mezzo?!
Esatto, cosa ci sta nel mezzo? Abbiamo ancora la voglia e il tempo di scoprirlo? Ma soprattutto abbiamo la capacità di rendere questo viaggio felice e memorabile? La mia paura, ma purtroppo è anche quello che osservo, è che nessuno ha più tempo per badare ai particolari, per mettersi un attimo seduto e riflettere.
È vero che con il passare degli anni sembra che il tempo non ci basti mai, che arrivati a fine giornata abbiamo fatto metà delle cose che dovevamo fare ma se invece guardassimo il bicchiere mezzo pieno?! Arrivare a fine giornata sapendo di aver fatto qualcosa di utile,aver imparato qualcosa, aver conosciuto persone o regala
to sorrisi mi da un senso di grande realizzazione perché vuol dire che ho il potere di gestire la mia vita, di fare cose, che ho una mia autonomia. Ho paura che la gente abbia perso la spontaneità e la creatività, che siamo più interessati a far prevalere l’apparire piuttosto che l’essere. Troppo spesso guardiamo più verso uno scopo piuttosto che goderci il viaggio che si realizza nel perseguire tale scopo. Sono convinta che ci sia più bisogno di imparare ad adattarsi con gli altri e alla realtà che ti circonda piuttosto che adattarti ai tempi di farmville. Dove stanno i “colpevoli”?! Genitori? Tecnologie? Benessere generale? Posso solo dire che tutto ciò è sintomo di una serie di fattori accumulati ma se si deve parlare di istruzione quello che rimpiango è che molti professori(non tutti, per carità non facciamo mai di tutta l’erba un fascio!ho trovato persone che più che professori sono diventati come componenti della mia famiglia) ci hanno insegnato una materia e mai la passione per un argomento, molti si sono preoccupati più di terminare il programma che esulare per 10 minuti dall’ambito scolastico per guardare oltre i confini della classe, ci è stato insegnato a relazionarci con i libri e con lo studio ma in pochi ci hanno insegnato a stare al mondo e ci è stato insegnato ad essere studenti con voto piuttosto che persone con un pensiero proprio.
Siamo giovani, nel pieno del “boom dell’esponenziale”, ma non abbastanza da poterci tirare indietro come facevamo da bambini; stiamo correndo su questa linea infinita che ci porta ogni giorno a nuove scoperte, a nuovi eventi, problemi da affrontare di petto e ogni cosa che ci capita ci rende non migliori o peggiori ma semplicemente diversi. Viviamo, ci imbattiamo in persone nuove, creiamo reti attorno a noi e noi stessi potremmo considerarci nodi che tengono insieme queste reti; talvolta creiamo nodi più saldi, talvolta meno e le nostre reti non sempre sono positive ma anche questo fa parte del cammino.
Siamo fatti di ciò che abbiamo vissuto; probabilmente se non avessi iniziato medicina in questo momento sarei una persona differente ma la storia non si fa sui se e sui ma, quindi prendiamo con il sorriso quello che ci capita che, alla fine, è conseguenza diretta delle nostre scelte.
Si è vero, spesso non ci accorgiamo di essere al giro di boa di una storia, di un evento o della vita stessa e ci ritroviamo in balia dei cambiamenti ed allora si pensa: “È difficile affrontare il nuovo”.
Le cose nuove talvolta mi spaventano; da una parte la voglia di scoprire, dall’altra la paura di imbattersi in qualcosa che non fa per me e preferirei restare con i piedi ben piantati per terra ed evitare ogni minimo passo avanti se non conosco ciò a cui vado incontro. Non sempre si può rischiare nella vita, però nuovo non è sinonimo di negatività, anzi! Dopotutto, se non si prova non si può sapere se una cosa è giusta oppure sbagliata a prescindere! Perché il nuovo dovrebbe privarci di quello che ci appartiene e di ciò che ci ha fatto diventare chi siamo ora? Alla fine siamo noi che decidiamo da cosa farci influenzare o cosa escludere dalle nostre connessioni, cosa tenere presente e cosa abbandonare.
Per esempio è molto facile avvicinarsi ad internet, il “nuovo” per eccellenza di questo millennio, ed è ancora più facile cadere nella rete dell’uso inappropriato, quello che molti denunciano ma che pochi aiutano a combattere. È chiaro, internet è una cosa fantastica che ci permette di fare qualsiasi cosa oggi ma viene sfruttata purtroppo male da molti, a mio avviso, e questo dipende tanto anche dal tipo di informazione che uno riceve e di conseguenza dal tipo di uso che ognuno decide di farne. Se è vero che “tutte le cose vive parlano”, basterebbe imparare ad ascoltare ma soprattutto avere la voglia di AGIRE!
Esattamente come il mezzadro, che dice di “non perdere mai di vista l’insieme ed essere sempre pronto ad intervenire”, mi piace pensare che talvolta bisognerebbe essere degli “YesMan”(o YesGirl). PEr concludere (finalmente direte voi!) sempre dallo stesso film cito una frase che mi è rimasta particolarmente impressa: “Ehi amico, svegliati! Ti stai perdendo un piccolo particolare: la VITA!”.
y=assignment4^x
27 marzo 2010 di Franci
Ciò che dici è vero… alle volte, penso che capiti a tutti, perdiamo di vista il bello di vivere: ci rinchiudiamo in noi stessi, pensando di fare così la cosa giusta, dimenticando ciò che stà fuori. Ma volendo entrare nel particolare, direi che talvolta qualcuno perde anche il gusto di ciò che sta facendo: per esempio, studiando, qualcuno pensa già al risultato del suo esame, dimenticando la “matrice” che stà nel mezzo
vale a dire l’obiettivo che ti sei prefisso e la voglia di imparare, che fai per tua passione ma anche per aiutare gli altri, in quanto immersi in una società.
) senza aver scoperto niente o non aver voluto nemmeno provare a osservare o comprendere ciò che ci circonda, è un pò come averla buttata via.
Ognuno poi si deve godere la vita come più desidera. Secondo me però, stare quaggiù per un’età di 80 anni (se tutto va bene
Fraffy, non c’è che dire…. hai colto nel segno.
Purtroppo ci siamo fatti inculcare solo la logica del successo: le cose non vanno fatte bene, devono essere fatte meglio ! Ed è facile cadere in una competizione con il prossimo, una competizione negativa, di quelle che ti consumano dentro.
Purtroppo a questo passivismo concorre il tran-tran della vita quotidiana (sveglia presto, prendi il treno, segui le lezioni, torna a casa, mangia, studia, dormi ecc. ecc.), che ci impedisce fisicamente di pensare, di fare quello che ci piace di più, di divertirsi studiando.
Purtroppo arriviamo agli estremi: la gente non sa più cosa fare; i giovanissimi cercano nuovi stimoli come alcol, droghe, o perchè no, attraversare un’autostrada trafficata.
Non vedo l’ora che arrivino le vacanze pasquali, se non altro avrò modo di fermarmi e pensare un poco ^^.
[...] per rispondere ad un altro bel post al quale Francesca ha dato l’interessante titolo di y=assignment4^x … [...]
Ah mi piace questa, sì:
Ehi amico, svegliati! Ti stai perdendo un piccolo particolare: la VITA!